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«Ripensare la classificazione sugli effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici»

Jueves 22 de marzo de 2018 · 242 lecturas

Cellulari,una ricerca italiana rilancia l’ipotesi della loro pericolosità

Presentati dall’Istituto Ramazzini di Bologna, i primi dati di uno studio sui ratti

«Ripensare la classificazione sugli effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici»
di Ruggiero Corcella

«Entro l’anno renderemo pubblici i nostri dati definitivi sui rischi del telefonino. Nei nostri studi c’è la conferma della pericolosità dei campi elettrici». L’annuncio, al Forum di esperti organizzato dal Ministero della Salute di Israele, è di quelli destinati a riaprire un argomento di salute pubblica controverso e dibattuto: i cellulari possono essere cancerogeni? Tanto più che a rilasciare la dichiarazione è la biologa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area Ricerca del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni, che fa parte dell’autorevole Istituto Ramazzini di Bologna. Se i dati del Ramazzini dovessero confermare quelli pubblicati a maggio scorso dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) degli USA, che rilevava un aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti a queste onde, secondo gli esperti le agenzie regolatorie dovrebbero prendere in seria considerazione provvedimenti restrittivi sull’esposizione alle onde della telefonia mobile.
Dodici anni di studio
Nel 2005 sia il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS, l’Istituto Nazionale per la salute ambientale ) degli USA , con il suo ramo di ricerca che è il National Toxicology Program (NTP) , sia l’Istituto Ramazzini hanno iniziato in parallelo uno studio sulle radiazioni a radiofrequenza (RFR) in uso nel sistema di comunicazione della telefonia cellulare (Gsm) utilizzando come cavie i ratti da laboratorio. «I colleghi americani hanno studiato le onde elettromagnetiche della telefonia mobile, correlate però al campo vicino, cioè alle onde emesse dall’antenna del telefonino e dal telefonino stesso — spiega la dottoressa Belpoggi — . Noi invece abbiamo studiato l’esposizione ambientale, cioè quella che deriva dalle antenne delle stazioni radio-base, cioè le antenne che vediamo disseminate praticamente su tutto il territorio in tutto il mondo».
Pericoli per cervello e cuore
Risultato? «Innanzitutto — dice la direttrice — è stato comunicato che i campi magnetici generati dal flusso della corrente elettrica (CEMBF), somministrati da soli sembrano non costituire un aumento di rischio per i tumori. Quando però gli stessi vengono associati alla contemporanea somministrazione di un agente chimico o fisico, si ottiene un effetto di sinergia e un aumento dell’incidenza di alcuni tumori maligni. Questi risultati impongono un’urgente revisione della classificazione fatta dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), in quanto la situazione di possibile sinergia fra miscele di composti/agenti è la situazione in cui si trova la popolazione generale. Per quanto riguarda i campi RFR della telefonia mobile, a maggio scorso il NIEHS ha pubblicato i primi dati sull’aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti. È stata anche notata una diminuzione del peso dei neonati partoriti da mamme esposte a RFR. Questo risultato è stato confermato anche dallo studio dell’Istituto Ramazzini, mentre la valutazione dei tumori del cervello e del cuore è ancora in corso e si conta di raccogliere entro l’anno i fondi necessari per concludere lo studio e pubblicare i dati. Nel frattempo raccomandiamo la massima precauzione nei bambini e nelle donne in gravidanza».
Le conclusioni dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro
Gli esperti dunque chiedono maggiore prudenza nell’uso dei cellulari, dunque, ma sollecitano anche una nuova presa di posizione da parte dell’Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicata al cancro che ha sede a Lione. «Già negli anni ‘80 — spiega Fiorella Belpoggi — alcuni studi epidemiologici, sia negli Stati Uniti che in Europa, hanno messo in evidenza un aumento di rischio di ammalarsi di linfoma e leucemie nei bambini esposti a campi magnetici generati dal flusso della corrente elettrica . Sulla base di questi studi l’Agenzia IARC ha classificato i campi magnetici dell’elettricità come possibili cancerogeni (classe 2 B). Non esistevano infatti sufficienti risultati sperimentali su animali di laboratorio per classificare i CEMBF come probabili cancerogeni (cioè in classe 2A). Altrettanto avveniva nei primi anni 2000 a proposito dei campi generati dalla telefonia mobile, per i quali è stato però messo in evidenza nell’uomo un aumento nei forti utilizzatori da almeno dieci anni, di tumori del cervello e dei nervi cranici. Per mancanza di dati sperimentali, seppure l’evidenza epidemiologica fosse sufficiente, i campi RFR sono stati classificati come possibili cancerogeni (2 B). Per chiarire l’effettivo pericolo correlato ad esposizioni a campi magnetici di qualsiasi natura, sia il National Institute of Environmental Health Sciences degli USA sia il nostro Istituto Bologna hanno dato via al programma di studi sperimentali su queste onde, somministrate da sole o in combinazione con agenti chimici o fisici a dosi considerate sicure. Alla luce dei risultati chiediamo che adesso i CEMBF siano riclassificati da “possibili” a “probabili” e vengano dunque prese le misure adeguate».
Cosa dovrebbe fare l’industria
Quali? «L’industria dovrebbe produrre sistemi che possano essere meno invasivi , cioè che proteggano maggiormente chi parla al telefono e questo può accadere solo se si obbligano le persone a mantenere una certa distanza dall’apparecchio. Allo stesso tempo occorre evitare che ogni compagnia installi le sue antenne e che ci sia una diffusione così massiccia di onde elettromagnetiche , oltre ad altri accorgimenti che in qualche modo diminuiscano l’esposizione delle persone ». Un libro dei sogni? Pretese da “estremisti ambientali”? «Non siamo dei fanatici che dicono di no alla telefonia mobile — risponde Belpoggi — ma informiamo la popolazione che vanno evitate esposizione esagerate là dove non serve. Non si tratta di abolire una tecnologia che per molti aspetti è irrinunciabile, ma di rendere le tecnologie più sicure e nel contempo di educare i cittadini ad un utilizzo più sicuro».
Le raccomandazioni degli esperti
Il Forum di esperti internazionali riunitosi a Gerusalemme pubblicherà a breve una serie di raccomandazioni e di consigli correlati ad un uso responsabile del telefonino e del Wi-Fi, per evitare che a partire dalla nascita le nuove generazioni si trovino esposte quotidianamente e senza necessità a onde elettromagnetiche per le quali esistono già innumerevoli studi che ne mettono in evidenza il pericolo. L’Istituto Ramazzini è portavoce del Forum di Gerusalemme in Italia e già nei prossimi mesi inizierà una campagna di educazione nelle scuole e di informazione sul territorio. L’Istituto ha lanciato una campagna di raccolta fondi per concludere lo studio attraverso la NGO Environmental Health Trust; hanno finora contribuito a coprire i circa 10 milioni di Euro per questo studio i Soci dell’Istituto Ramazzini, l’ARPA della Regione Emilia Romagna, il Ministero della Salute, L’Inail, le Fondazioni bancarie del Monte di Bologna e Ravenna e della Cassa di Risparmio di Bologna, oltre che donazioni liberali di cittadini e filantropi, fra le quali l’associazione inglese Children with Cancer e Environmental Health Trust

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